Ci troviamo nel centro del ciclone di una umanità dinamica ed effervescente che non ci per- mette di rimanere fermi.
Il Melograno è consapevole che è passato il tempo in cui gli interventi sociali potevano avere procedure standard in cui l’utenza si poteva standardizzare e catalogare.
Il ciclone non ci permette di restare statici, ed eccoci pronti a mutare, modellarci, rigenerarci e creare nuove e diverse attività.
Il Melograno sta lottando contro quei mostri atavici che fanno perpetuare nel tempo servizi obsoleti. Ci stiamo scrollando di dosso della polvere vecchia.
Stiamo imparando a guardare con occhi nuovi, freschi e brillanti questa nostra umanità, que- sto splendido popolo che abita il pianeta terra. Stiamo provando a guardare e “riconoscere” ogni singola persona come unica ed irripetibile.
Consapevoli oramai di non poter pensare di offrire un buon servizio perché “accogliamo” persone in difficoltà, perchè “integriamo” persone ai margini della società. Siamo consapevoli che non sono queste le parole che ci devono guidare.
Accogliere implica un dentro e un fuori, sottintende che io padrone di casa ti accolgo in casa mia come ospite. Ti tratto con tutte le attenzioni e le premure ma rimane il fatto che tu sei ospite a casa mia, eri fuori al freddo e ti faccio entrare al caldo.
Integrare lascia intendere che ti concedo di entrare in una mia organizzazione, la mia alla quale tu ti adegui. Non ti lascio escluso, ti lascio partecipare al gioco con le mie regole.
Questo mi fa soffermare a pensare quanto normalmente siamo centrati su noi stessi, quanto crediamo di essere aperti, crediamo di essere una società evoluta, ma continuiamo a guarda- re dal nostro punto di vista e non riusciamo a cambiare angolo di osservazione, atteggiamen- to invece che ci aiuterebbe a vedere, a guardare e finalmente a “riconoscere”.
Mi piacerebbe superare i termini accoglienza e integrazione, mi piacerebbe prendere consapevolezza che sia l’uno che l’altro dovrebbero implicare la capacità e la disponibilità a cambiare di chi accoglie e di chi integra.
Vorrei riuscire a usare il verbo riconoscere. Riconoscere l’altro diverso da me, prezioso come me. Riusciremmo finalmente a dare uguale dignità e uguali diritti a chi rischia di rimanere escluso dalla società e a tutte le minoranze.
la Presidente
Francesca Ricci