Ed ecco un altro anno è trascorso e ce lo portiamo stretto nel cuore con tutte le sue fatiche e le sue gioie, anno di scossoni economici, anno di progettazioni aperte e progettazioni chiuse, anno di festeggiamenti per i 20 anni della cooperativa.

20 anni! Un’età di passaggi, di cambiamenti. Comincia un nuovo assestamento. Necessario e faticoso. Ci guardiamo dentro e ci chiediamo cosa abbiamo imparato e cosa abbiamo ancora da imparare.

Non devo certo dire a voi lettori quanto sia complesso restare in piedi per una Cooperativa Sociale, ma invece vorrei dire il perché vogliamo restare in piedi.

A volte mi capita di soffermarmi a guardare l’energia e l’entusiasmo delle mie colleghe e dei miei colleghi, rimango quasi incredula. Li osservo operare quotidianamente in modo indefesso. Poi con gioia decodifico il loro operato: vogliamo difendere i diritti di tutte le persone, vogliamo che tutte le persone possano essere cittadini in ugual modo.

Una vera e profonda giustizia non vuol dire semplicemente uguale opportunità per tutte le persone ma opportunità foggiate, modellate, pensate e offerte a seconda delle caratteristiche, dei bisogni e delle necessità diverse che ciascuna persona porta.

Non banalizziamo la parola giustizia, essa porta in sé un’attenzione profonda alla singola persona. E cosa vedo ancora nell’operato delle mie colleghe e dei miei colleghi?

Non si fermano alla giustizia, ma si impegnano perché questa possa portare la pace, lavorano per essere portatori di pace. E adesso con questo penso che sia facile dirci perché esistiamo e anche perché vogliamo continuare ad esistere.

Se abbiamo finalmente superato i concetti di integrazione ed accoglienza e se sappiamo invece operare nel riconoscimento dell’altra persona come unica e preziosa, allora io credo che sappiamo vivere e lavorare nel vero rispetto dell’altra/o e possiamo batterci con tutte le nostre energie, siano queste professionali o personali, per non lasciare nessuno indietro, per assicurare a tutte le persone uguali diritti e uguale riconoscimento.

Penso che il mondo non dovrebbe essere un luogo dove vincono i più forti ma piuttosto un luogo dove non soccombono i più deboli.

La vera giustizia e la pace si esprimono nel riconoscimento e nel rispetto. La parola che voglio regalarci è rispetto.

La Presidente
Francesca Ricci