di Francesca Ricci, presidente

Il 2021, un anno particolare, credevamo di poter uscire dall’emergenza sanitaria, ma di fatto non è accaduto.

Emergenza sanitaria, è questa che ha reso par- ticolare e diverso questo periodo?

Non ne sono così sicura… la pandemia è un fat- to oggettivo, ma la particolarità del 2021, come per il 2020 da cosa è data veramente?

Forse il punto è che ci siamo interrogati e quindi messi alla prova come educatori, abbiamo lavo- rato per essere sempre più creativi e per saper vivere una nuova vicinanza con le persone, che non sia solo quella fisica.

Abbiamo messo in discussione l’organizzazione standard dei servizi offerti, li abbiamo rimodel- lati in modo tale che comunque rispondessero sempre il più possibile ai bisogni delle persone. Abbiamo creato dal nulla nuove attività per po- ter essere utili e per rimanere vicini, mantenen- do la distanza, a chi portava una difficoltà di qualunque tipo: alimentare, alloggiativa, educa- tiva, sanitaria…

Ma soprattutto si è evidenziato un diverso mon- do di povertà che in parte era ancora sommer- so: povertà relazionale ed educativa.

Qui è stata la grande sfida, nei servizi già esi- stenti e nei servizi che nascevano, qui ci siamo messi in gioco, qui ci siamo giocati la nostra

capacità di prossimità, le nostre competenze professionali e la nostra spinta di generatività.

Quindi, emergenza sanitaria a parte, ci siamo ripetuti come un mantra: ”Vogliamo disegna- re un mondo migliore”. Vogliamo buttarci nella mischia e sporcarci le mani. Vogliamo buttarci dentro a capofitto nella povertà.

Povertà, come dicevo prima, non solo materia- le ma anche culturale, relazionale ed educativa. Queste ultime spesso si accompagnano alla povertà materiale ma non per forza.

Stiamo cercando di camminare su un territorio fragile incontrando tanto dolore e tante privazio- ni. Incontriamo territori bisognosi che si sovrap- pongono e si intrecciano con territori benestan- ti; questi ultimi anche desiderosi di essere acco- glienti, purtroppo a volte in modo intermittente e forse selettivo.

Vogliamo consumare le suola delle nostre scar- pe e camminare sulla terra, stare con le perso- ne, accompagnare, sostenere dove c’è da soste- nere, sensibilizzare dove c’è da sensibilizzare, portare comunione e rendere sempre più armo- niosa questa doppia realtà del nostro mondo e allora buttiamo giù muri e recinti, mischiamoci tutti e sosteniamoci tutti.