OFF THE WALL
di Luca Feletti, operatore Coop. Soc. Il Melograno
Quando il mondo è sopra le tue spalle
Devi andare avanti nelle tue azioni
se non puoi trattenere le emozioni
Poi non ci sarà nessuna stanza per te, in questa parte della cittÃ
Vivere in modo pazzo, questa è l’unica soluzione
La vita non è così cattiva
Se tu la vivi fuori oltre il muro
Anni fa, in un film vecchiotto, ci si chiedeva se il grande muro (metaforico) che separa la città dai sobborghi servisse per tenere rinchiuso che vive in città o fosse protezione per la città stessa da una realtà troppo cruda che è quella dei sobborghi. Il film, in realtà , era una commediola e non a caso inizio a scrivere citando un film perchè tutti noi, di punto in bianco, ci ritroviamo catapultati in una realtà che è molto più simile a un film che alla realtà stessa.
Ma torniamo al muro, anzi, al Muro; il grande protagonista di oggi merita la maiuscola. Sì perchè il Muro, oggetto così comune nelle nostre vite da passare quasi inosservato, oggi diventa soggetto e lo fa con una forza quasi dirompente e lo fa, soprattutto, nella sua veste più cruda e doppia: prigione e protezione.
Ci Osserviamo Vicendevolmente Intersecando Dolori.
Un film. Un film drammatico, forse, o più probabilmente un film horror o di fantascienza, uno di quei film che raccontano di un mondo dove esplode un’epidemia globale e si corre contro il tempo per provare a salvarsi e a sopravvivere come specie. Uno di quei film che raccontano come i Muri possano salvare le persone proteggendole da un ‘fuori’ malato ma, nel contempo, le tiene rinchiuse. E in quel film all’improvviso ti ci trovi scaraventato dentro, scaraventato in una realtà assurda, irreale, e ti interroghi su quale sia, nella trama di questo film, il tuo ruolo, la tua parte. E scopri di essere il Muro.
Sì, il Muro.
Respira.
In questa storia noi siamo proprio quel Muro.
Respira.
Che film sto raccontando, vi chiederete voi, che cosa sto scrivendo?
Riflettete. Sto semplicemente raccontando quello che noi facciamo ogni giorno, quello che facciamo da quando entriamo in turno al lavoro fino a quando usciamo. Noi siamo quel Muro.
Noi educatori, Operatori sociali, noi che abbiamo la responsabilità di ‘trattare vite’ e quelle vite ora sono in pericolo e per proteggerle ci siamo eretti a Muro.
Un Muro che a volte è cinico, violento, solito contro un fuori che fa paura. Un Muro che inesorabilmente ha dovuto lasciare fuori qualcuno – e non senza dolore – e quel dolore lascerà solchi fra i mattoni profondi come cicatrici.
Ma anche e soprattutto un Muro che protegge, che contiene, che vuole lentamente accompagnare le persone che custodisce a ‘un fuori’ pieno di pericoli, quasi come un grembo; all’improvviso rifletto e, con sorpresa, scopro che nel grande film che è la vita c’è un altro soggetto con la M maiuscola che ha esattamente questa funzione di contenimento e protezione: Madre, Mamma.
E nemmeno ho il tempo di realizzarlo che scoppio in un pianto incontrollabile.